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January 30
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Cinema by *Paleuf on deviantART
Io sono quella del giovedì sera, ma qualche volta anche del martedì, quando la sala del cinema è mezza vuota e il biglietto è ridotto.
Sono quella che adora perdersi nella grande sala, seguire il fascio lumininoso che abbraccia il grande schermo e vedere le ombre prendere vita.
Quella che guarda seduta al suo posto i titoli di coda per intero, mentre la gente esce precipitosamente, perchè le piace sentire il rumore della pellicola che gira.
Sono quella che ogni tanto si diverte a commentare, magari a mezzavoce, la storia che sta vedendo, buttando ogni tanto l'occhio agli altri spettatori e tendendo l'orecchio ai loro commenti, perchè sa che un "ooooooooooooh" ogni tanto parte.
Sono quella che al cinema non ci va mai sola, perchè sa che in compagnia anche il film più brutto può essere divertente e il film più bello diventa più magico.
Quella che adora andarci con il proprio ragazzo, perchè insieme a lui tutto ha un sapore più buono e insieme a lui persino un film come "Twilight" diventa di una comicità assurda.
I multisala sono spettacolari, superconfortevoli e impeccabili, ma io sono quella che apprezza anche l'intimità del cinema di paese, con le sue poltroncine vecchissime e una qualità di visione non proprio eccellente. Certo, oggi ci sono i mega televisori, le poltrone di casa, l'intimità di un salotto, il calore domestico. I film si possono trovare ovunque, con qualsiasi mezzo, c'è solo l'imbarazzo della scelta e poi c'è la comodità del tasto "pausa". Un sabato sera casalingo e filmico in compagnia per me rappresenta una paicevole alternativa.
Ma il fascino della sala cinematografica è ineguagliabile. | January 17
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La mattina se non ho un buon VALIDO motivo per alzarmi presto, state pur certi che, soprattutto d'inverno, ronfo fino a tardi. In fondo in questo periodo sto compensando tutte le levatacce compiute (con sonnecchiate annesse in autubus da brava pendolare) e le notti passate a studiare come una pazza, battendo il mio record personale di sclero.
Mi piace crogiolarmi un po' più del dovuto sotto le coperte (si chiama pigrizia questa, lo so), soprattutto causa maledetto raffreddore, che a quanto pare ha uno strano attaccamento morboso verso la sottoscritta, tanto è vero che mi sta lasciando il più lentamente possibile, mettendo a dura prova la mia pazienza.
Venerdì mattina la sveglia ha suonato come di consueto alle 8,30 adempiendo al suo dovere, ma di alzarmi io non ne volevo sapere, in fondo non avevo impegni urgentissimi, quindi la decisione di sonnecchiare un altro po' è stata automatica.
Dopo un'ora ha squillato il telefono di casa:
"Pronto, sono xxxxxx e chiamo per conto di xxxxx, cerco la signorina..."
"Ciao xxxxxx sono io, dimmi."
"Oddio che voce, ma stai male? Ho trovato il cellulare spento e allora ho provato a chiamarti a casa".
"Sì, ho il raffreddore, non ci fare caso, dimmi pure tutto..." (la prossima volta stacco anche il telefono di casa).
Una volta sistemata questa faccenda, ho trovato naturale alzarmi, fare colazione, passare per il bagno...tipica routine.
Ho acceso i cellulari e da quel momento la mia sorte è stata segnata: i telefoni hanno cominciato a squillare, non facevo in tempo a chiuderne uno che suonava l'altro. Così, ancora tutta bella impigiamata, con capello sconvolto,senza riuscire a fare colazione, ho passato un'ora alla mia scrivania tra telefoni e calendari a organizzare un po' del lavoro che mi attende nei mesi prossimi, neanche fossi una manager.
Morale: se la mattina non hai un valido motivo per alzarti, tranquilla, ci pensa il mondo per te...a meno che tu non abbia staccato tutti i telefoni!!!!
| January 10
Riconosco di essere una ragazza sanguigna, una di quelle persone che vive le situazioni e le emozioni in modo molto intenso, ma allo stesso tempo è capace di ragionamenti cervellotici alla luce di una razionalità disarmante, perchè sono anche una persona critica. Il problema è trovare il giusto equilibrio fra le due componenti, hai detto niente. Non a caso il mio segno zodiacale è rappresentato da un centuaro, una figura mitologica per me molto significativa.
Ieri sera sono andata a teatro a vedere Casa di Bambola- L'altra Nora di Leo Muscato e lì per lì, il mio giudizio a caldo è stato totalmente negativo, ma oggi mi ritrovo a rimuginarci sopra e scopro che ho commesso un errore di valutazione.
Lo spettacolo di Leo Muscato è il secondo capitolo di un percorso artistico che prevede la ri-scrittura di alcuni classici (il primo era Nati sotto contraria stella, ri-scrittura di Romeo e Giulietta del grande Shakespeare e il prossimo sarà tratto da Il Gabbiano di Cechov) e affronta la rivisitazione di Casa di bambola di Henrik Ibsen. Questo è un testo che personalmente amo molto, lo trovo geniale al pari di Rumori fuori scena di Micheal Frayn. Certo sono due testi cronologicamente, culturalmente, geograficamente e di genere distanti tra loro, ma sono congegnati in modo tale che nulla sia lasciato al caso, ogni elemento ha un suo ruolo fondamentale. Sono due testi molto potenti, scritti con una grande consapevolezza della loro teatralità.
Ma veniamo allo spettacolo di Leo Muscato, che devo ammettere, non era malvagio così come ho pensato all'inizio, anzi era ben orchestarato e denso di emozione. Il giovane artista ha epurato infatti il testo di Ibsen da qualsiasi riferimento alla cultura Ottocentesca norvegese e lo ha ri-scritto servendosi del linguaggio a noi contemporaneo, pur mantendendo le battute più importanti scritte da Ibsen. In questo modo ha trasferito la vicenda narrata ai giorni nostri in maniera credibile. La scena infatti presenta uno spaccato di un piccolo appartamento con tanto di pianerottolo esterno, attraverso una composizione di linee spaziali spezzate e spigolose che creano luoghi d'azione coercitivi. Personaggi meschini ed egoisti gravitano attorno a una Nora completamente stralunata dall'inizio alla fine, nessuno di loro (salvo Nora) ha un nome proprio, ma solo appellativi quali "marito", "dottore", "amica" e nessuno di loro vuole bene veramente alla povera protagonista. Nora è sola. Nessuno si accorge del suo malessere interiore, mascherato da un'allegra follia che rende il personaggio costantemente al di sopra delle righe rispetto agli altri. Nessuno si accorge che ha bisogno di aiuto. La resa dei conti per Nora giunge però inevitabile.
La Nora di Muscato è in effetti "un'altra Nora", una donna di quarant'anni, non una ragazzina, che ha già cresciuto i figli, che si ritrova a vivere insieme a un marito che non l'ama veramente, non la conosce nè apprezza. Nell' apprendere la verità l'altra Nora deve affrontare una grave decisione per trovare la sua libertà. Ecco, questo non mi è piaciuto. Casa di bambola è un testo basato sulla progressione dello svelamente di un'amara quanto tragica verità, dove la protagonista viene distrutta per poter risorgere come persona nuova. Questa è la forza e il fascino dell'opera di Ibsen. La Nora di Muscato invece mi ha ricordato per qualche aspetto Hedda Gabler. Sì, per quest'altra Nora non c'era salvezza,era inevitabile il tragico finale, ma mi sarebbe piaciuto che trovasse anche lei comunque la forza di reagire e che se ne andasse dalla porta di casa, e non saltando dalla finestra con disperazione.
In questo modo per me si è perso gran parte del significato di questa opera.
January 09 f Finite le feste, sparite le lucine di natale dalle strade, sparite le decorazioni da casa, restano tutti i ghiotti dolciumi della calza della Befana che, fregandomene altamente di brufoli e linea, mi gusto con piacere.
Non so come ma mi scopro più pigra del solito, dovrei lavorare a dei nuovi progetti, sia per il mio lavoro nella scuola, sia per la compagnia teatrale alla quale appartengo, ma passo il mio tempo a leggere Il caso Jane Eyre, a vedere flim e ad andare in giro per saldi.
Gennaio è un mese che non mi piace, mi fa venire voglia di rintanarmi nel caldo delle mie coperte, sotto le quali osservare i pensieri ricorrersi per la stanza. Mi mette malinconia.
January 04
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Ci deve essere un timer, un ordine speciale, una scadenza particolare, insomma qualcosa che abbia decretato che io, dopo il passaggio al nuovo anno, debba ritrovarmi a livello di uno straccio con un raffreddore terribile, tosse, mal di gola, torcicollo da manuale.
Uno zombie.
L'ultimo dell'anno mi sono messa in tiro al pari di una "strafiga" (lasciatemelo credere), con un abito sexy, un taglio di capelli con degli spettacolari reflex rossi, un trucco appositamente studiato (dopo essermi regalata un restaling mi sembrava giusto! Dio mio quanto è stato bello, mi sono sentita coccolatissima!). "Strafiga" sì, ma non stupida: avevo due, e sottolineo DUE, magliette della salute sotto (e non mi vergogno a dirlo, freddolosa come sono, la maglietta della salute d'inverno è la mia salvezza), un golfino di lana sopra che non ho mai abbandonato, piumino sciarpona e cappellozzo.
Cena gustosa a casa di amici di Max e poi a partire dalle due in giro per la piazza a fare auguri e a brindare, imbacuccata fino all'inverosimile. Mi sono divertita tantissimo, nonostante il freddo, e sono andata a letto alle sei gioiosa e contenta e stando BENE. Mi sono svegliata a mezzogiorno e mezzo tossendo.
Com'è possibile?
Cioè...finito il 2008, esaurito il suo flusso, mi sono beccata questo bel benvenuto nel 2009???? Finito il mio bel magico dicembre mi busco questo odiosissimo malanno???? (oh che bello, il mio sogno, tsè...).
Cominciamo bene....per la serie se ti deve venire un colpo, ti viene e basta, non c'è scampo. Così questa sera me ne sto tutta infagottata nel calore di casuccia mia, mentre risuona dal televisore qui a fianco a me il bellissimo spettacolo di Notre Dame di Paris, che ho avuto la fortuna di vedere dal vivo. Sempre meraviglioso, lo adoro.
Ho passato gli ultimi giorni dell'anno in segno del rinnovamento, o meglio, della pulizia, tra formattazione del computer, riordino integrale della mia stanza con libreria annessa, alla ricerca disperata di nuovi spazi (che sono riuscita a creare), una mattinata in restaling in un centro estetico. Con il 2009 si apre per me l'ignoto e volevo riceverlo un po' preparata, ma vedo che mi sta già curando.
Il 2008 è stato un anno strano, però nel complesso non lo giudico negativamente, ho vissuto molte belle esperienze.
E ora? Non ci sarà solo questo mio lavoro di "insegnante", devo cominciare a pensare seriamente su quale strada devo proseguire, però non voglio preoccuparmi più del necessario. Sono tempi difficili questi, ma so che ci sono delle porte che si apriranno, e quando le troverò sceglierò.
Nonostante il pessimo inizio voglio provare ad essere un po' ottimista.
Anne Geddes image
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