Nunzia's profileLe Cronache di PonziaPhotosBlogListsMore Tools Help

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    October 31

    Buon Halloween!

    Card Captor Sakura_CLAMP

    Per la vigilia di Ognissanti volevo spaventare i visitatori con una mia foto di primo piano, non tanto per perversa vanità, ma per mostrare il mio fantastico acquisto: un cappello molto particolare dal colore decisamente VIOLA! La mia follia non si ferma qui, ho persino comprato delle vere e proprie decoltè nere, semplici, senza punte elaborate, con tacco a banana super comodo. In fondo mi avvio per i 26 anni, è quindi giunto il momento di comparire almeno ogni tanto come "giovane donna di una certa eleganza", resta il fatto però che io sono e sarò sempre grande fan di stivali e di quei carri armati chiamati anfibi. Sono contenta che per soddisfare il mio lato femminile non mi sia dissaguanta, anzi sono stata proprio oculata. Purtoppo per ora non posso armeggiare con file e programmi pesanti in quanto il pc è talmente zeppo di roba che non ce la fa, è in attesa di pulizia e ordine, per questo per avere un po' di atmosfera da 31 ottobre, in sostituzione c'è la dolce Sakura di Card Captor Sakura delle mie beniamine, ovvero le CLAMP. Chiaro, mi attendo ringrazimaneti per la mia estrema bontà! Ma come sono deficiente, eh?
    Tanto per restare in tema (non di deficienza, ma di Halloween) trascorrerò la serata a vedere Parnassus  al cinema (mio personale esulto di giubilo) e chiudo il post con una citazione di un passo del libro di Gaiman, Il figlio del cimitero. La storia del bambino che viveva fra le tombe. (assolutamente consigliato):
     
    Un orologio cominciò a battere le ore, là vicino: i rintocchi della mezzanotte. Ed ecco che giunsero.
    Discendevano la strada, in fila per cinque. Bod li conosceva, o conosceva gran parte di loro. Nella prima fila riconobbe Mother Massacre e Josiah Worthington, e il vecchio conte che era stato ferito alle crociate ed era ritornato per morire nella propria terra,e il dottor Trefusis, e tutti avevano un'aria solenne e impettita.
    Si udirono rantoli tra la folla radunata nella piazza. Qualcuno cominciò a urlare: - Iddio abbi pietà di noi, è il Giudizio, ecco cos'è! - Ma gran parte della gente si limitava a guardare, impassibile come lo sarebbe stata se si fosse trattato di un sogno.
    I morti continuarono a camminare, fila dopo fila, finchè non ebbero raggiunto la piazza.
    Josiah Worthington salì i gradini e raggiunse la signora Caraway. Le porse il braccio e disse, a voce così alta che l'intera piazza potè udirlo: - Graziosa dama, perdonanza... Mi conceda questa Macabradanza.
    La signora Caraway esitò. Guardò l'uomo che era accanto a lei come per chiedergli consiglio sul da farsi. L'uomo era in veste da camera, pigiama e ciabatte, e portava un fiore bianco appuntato al bavero. Sorrise e annuì.
    - Con piacere - disse il sindaco, e gli offrì la mano. Non appena le sue dita sfiorarono quelle di Josiah Wortihngton, la musica ricomiciò. Se quella che Bod aveva sentito fino a quel momento era il preludio, questa non lo era più: questa era la musica che tutti erano venuti ad ascoltare, una melodia che stuzzicava i piedi e le dita.
    Si presero per mano, i vivi con i morti, e cominicarono a danzare.
     
    Neil Gaiman, Il figlio del cimitero, Mondadori, Milano, 2009, pp. 176-177
     
     
     
    October 30

    E palestra fu!

    Alla fine è successo, l'ho fatto, ho varcato quella soglia.
     
    SONO ANDATA IN PALESTRA!!!!
     
    Ebbene, sì, oggi mi sono decisa e sono andata a fare il mio giro di prova in palestra. Primo giorno e giù con la sala macchine. Ho sudato un bel po', ho dato una svegliata ai miei muscoli inesistenti e mi sono allenata per un'ora e mezza buona.
    Dicono che in palestra ti scarichi...in fonodo è vero: ero tornata dal lavoro un po' nervosa e dopo essere stata in palestra la questione non mi urtava più di tanto. Resta il fatto che io sono una che non dimentica e domani andrò subito in fondo alla faccenda, oh sì! Ma torniamo alla palestra. Gli istruttori con me erano gentili e non mi hanno rotto le scatole più di tanto, diciamo che mi seguivano all'acqua di rose, e a me una cosa del genere alla fine non disturba affatto. Sembra strano per una che fa teatro, ma m'inibisce sentirmi dietro le spalle il controllo costante di un istruttore. Una volta che eseguivo correttamente l'esercizio, mi lasciavano da sola con la mia fatica. Ho davvero un fisico penoso: nelle braccia non ho forza e ho il fiato corto. L'unica nota positiva sono le gambe che le ho più resistenti (sfido, per quanto cammino!).
    Dalla prosima volta proverò anche i corsi di step e aerobica, spero di divertirmi di più.
    In sostanza, anche se mi sentivo un po' come Pippo davanti a quegli assurdi macchinari che parevano strumenti di tortura di un killer schizzato, non è andata male (pensavo peggio!), ma c'è poco da fare: trovo la palestra noiosa e alienante. La musica da disco ad alto volume, l'odore di sudore, il neon delle luci, gli specchi ovunque che ti mostrano nel tuo essere sconvolta,  il pedalare ferma su posto e non per le strade poi...mi intristisce.
    No, non è amore. Per quanto la detesto però la reputo un male necessario, quindi per quest'anno cerco d'impegnarmi. Il primo passo l'ho già fatto. Spero che migliori con il tempo, intanto punto tutti sui corsi di step e aerobica!!!!
    October 28

    Sul come creare ansia

    Se vieni improvvisamente accerchiata da due uomini in giacca e cravatta e uno dei due (il capoccia) si raccomanda caldamente affinchè tu lavori bene e ti ricorda che il 12 dicembre tutti gli occhi saranno puntati sul tuo lavoro, sottintendendo che ci tiene da morire che tutto sia perfetto....cosa penseresti? Semplice interesse affettivo da parte dei capi o si tratta di una "vaga" pressione????
     
    Ecco.
     
    snoopy.jpg snoopy image by x_scriptor_x
    October 22

    Incontri ravvicinati del terzo tipo.

    Se c’è una cosa che proprio non sopporto è il prendersi con me una sfacciata, immotivata e immeritata confidenza. Risveglia la mia cattiveria.

     

    Foyer del teatro, biglietteria.

    La sottoscritta sta pagando in tutta tranquillità il suo biglietto, quando è attaccata alle spalle da una voce che in lei risveglia solo noia.

    -Ma tu sei la Nunzia?

    Mi volto e mi trovo davanti una mia vecchia professoressa della scuola media. L’ho avuta solo un anno –in prima- e mi insegnava storia e geografia. Francamente non mi era mai piaciuta e non ne ho mai sentito la mancanza. L’ho rivista spesso in giro, in particolar modo a varie manifestazioni culturali (ma lei non ha mai notato me, per fortuna) e da quanto ho osservato la mia opinione su di lei non è affatto migliorata, anzi…forse è peggiorata. Una di quelle persone che crede di sapere tutto, che superbamente si autocompiace di quello che sa ma in realtà il suo è tutto o quasi (lascio il beneficio del dubbio) fumo. Le persone così per me sono solo noiose.

    -Ma tu sei la Nunzia?

    -Sì è lei – risponde l’uomo del botteghino che mi conosce da una vita.

    -Sì sono io- rispondo con freddo distacco.

    - Che fai?- mi domanda lei con una strana autorità che non sta né in cielo né in terra.

    So quello che vuole: farsi i fatti miei. Sfacciata e maleducata per giunta. Non mi vedi da una vita, tralasci le dovute formule di cortesia e ti permetti di prendere confidenza con me neanche fossi tua nipote!

    …Che fai…col cavolo che te lo dico!

    La guardo con un mezzo sorrisetto impertinente e rispondo:

    -Faccio il biglietto.

    - E ‘l vedo che fai il biglietto!- replica lei con stizza- Volevo sapere un’altra cosa…Volevo dire…Reciti sempre?

    - Sì.

    - Con quelli che ora vanno in scena?

    - No.

    Silenzio.

    Con fredda educazione, riprendo:

    -Io recito con Medem.

    -Chi?

    - Medem- risponde questa volta  l’uomo del botteghino.

    -Ma non è di qui, è di fuori?

    -Invece è di qui- la correggo stancamente io.

    - Lei recita con Medem che è di qui- puntualizza l’uomo del botteghino.

    Compare a questo punto in scena, sbucando alle spalle della noiosa prof., una sua amica, noiosa quanto lei.

    - Medem…tu l’hai mai sentito?- domanda la prof. alla sua noiosa amica.

    - No, mai.

    La mia vecchia prof. si rivolge nuovamente a me e con tronfia superiorità sentenzia in modo lapidario:

    - Mai sentito!!

     Le due donne noiose girano i tacchi e se ne vanno, gongolandosi in non so che cosa. Neanche un buonasera o un buona visione. Un saluto. Nulla.

     

     

    Ho preferito ridermela ironicamente. In casi come questi però un bel sonoro VU A EFFE EFFE INCUUUUUUUUUUUULO! non ci starebbe per niente male…

    896089662422l.jpg Angel Sanctuary image by merrick_marie

    image from Angel sanctuary_Kaori Yuki

    October 17

    Telegramma

    Mi sembra ieiri che boccheggiavo dal caldo. E sinceramente preferivo quello che bubbolare dal freddo. Almeno mi sono data una calmata, adesso vado a lavorare a scuola con più serenità e la mia mente ha già inziato con i trip mentali sui progetti da fare con i ragazzi per dicembre.
    Ah, come mi diverto!
    October 07

    Un manga come un romanzo

    onmgal10mini3ve6.jpg Nell'ultima settimana mi sono buttata a capofitto nella lettura di Orpheus no mado (La finestra di Orfeo) della grandiosa Rioko Ikeda, autrice celeberrima di Versailles no bara (Lady Oscar). M'inchino davanti alla sua maestria perchè raccontare in manga vicende storiche e struggenti tanto da eguagliare il romanzo non è un'impresa da tutti.
    Tutto ha inizo a Regensburg, in Germania, alla scuola di musica maschile San Sebastiano, inizio del secolo scorso. In questa scuola vi è una finestra legata a una leggenda (alquanto maledetta): colui che vi si affaccierà s'innamorerà della prima fanciulla che vedrà passare per strada. I due amanti che si conosceranno attraverso questa magica finestra saranno destinati a vivere un grande amore MA (e qui sta il bello) la loro storia finirà in maniera tragica. Non a caso la finestra è chiamata di Orpheus in quanto la sua leggenda rievoca le tristi sorti di Orfeo ed Euridice. Realtà o leggenda che sia, i nostri tre giovani protagonisti (due ragazzi e una ragazza) si conoscono proprio attraverso questa finestra (ma guarda un po' il caso!) e da quel momento in poi i loro destini s'intrecceranno, fra intrighi, amori sofferti e un' Europa anziana sull'orlo dello sfacelo in prossimità della Prima Guerra Mondiale.
     La Ikeda crea un manga storico che va ben oltre Lady Oscar: lo stile di disegno è più maturo, baroccheggiante, pieno, uno stile che sposa totalmente la storia narrata, dalla struttura complessa, ma ben articolata. Non abbaimo infatti solo il classico triangolo no, ma una vera galleria di personaggi ai quali la Ikeda dà un cuore e un'anima, e il lettore non può far a meno di affezionarsi a tutti, di condividere le loro stesse emozioni e appasionarsi alle loro sorti.
    Rivoluzionari, aristocratici, idealisti, soldati, musicisti in cerca della bellezza, uomini e donne assetati di potere, amore, vendetta...tutti infine saranno travolti dalla grande onda della Storia.
    (per saperne di più e per ammirare una discreta gallery cliccare QUI)
     
    Personalmente leggendo Orpheus mi sono emozionata e strutta il giusto, anche perchè la visione dell'Ikeda non si può dire che sia tutta questa allegria, anzi...il mio consiglio è di munirsi di fazzoletti.
     
    Ultimamente non ho fatto altro che leggere storie tristi:
    -Il signore degli anelli: grande malinconia;
    -Un giorno perfetto: da magone;
    -Coraline: inquietante il giusto;
    - Orpheus: tragicamente triste.
    Per questo motivo ora sto leggendo L'ultimo elfo, una storia dolce e simpatica, nella prima parte non sono mancati i momenti in cui mi sono ritrovata a ridacchiare piacevolmente.
     
    Musicalmente mi sono data invece alle note di Einaudi: dopo aver passato del tempo con ragazzini urlanti è l'ideale per distendere il cervello e poi sposa bene con l'atmosfera di quest'autunno, così caldo e soleggiato, ideale per delle belle passeggiate.
    October 04

    Una dose di Pollyanna

    Ho bisogno di una dose di Pollyanna, ma di quelle potenti, perchè la mia riccitudine sta degenerando.
    Non mi posso ritrovare a piangere come una deficiente in camera mentre cerco di fare un restaling in vista di una serata allegra.
    Nervosismo a fior di pelle, ansia per tutto assolutamente ingiustificata, insofferenza a tutto, insoddisfazione cronica e intraprendenza zero. Sono cinica, acida e mortalmente pessimista.
     Un naufragio.
    No, no, no,no, basta, è ora di finirla e di darmi una calmata.
    Devo cercare di giocare al famoso gioco della felicità, ovvero apprezzare il lato buono e smettere di guardare il bicchiere mezzo vuoto. Se guardo bene ho ben più motivi per sorridere che per piangere.
    Spensieratezza, serenità, fiducia...ho bisogno di questo.
     
    Nel frattempo altri segni di follia si sono manifestati in improbabili meditazioni sulla palestra: dopo anni sto pensando di ritornarci. Non l'ho mai amata nè tuttora sbavo al pensiero (per la serie vade retro satana!). Non sopporto quell'odore di chiuso e sudore, le ragazze dai fisici perfetti che vestono tutte attillate e firmate per farsi notare ad ogni costo, mentre con lo sguardo ti soppesano come sfigata. Non sopporto i maschietti, perchè pure loro si divertono a soppesarti con lo sguardo. La palestra esercita su di me un profondo senso di inadeguatezza. Ma potrebbe aiutarmi con l'autostima facendomi perdere quei chiletti di troppo e ridando tono al mio fisico, e ciò sarebbe cosa buona e giusta.
    Chissà se finirà con un nulla di fatto oppure...
     
    Altra follia: sono giorni che sto corteggiando un vestito adocchiato in vetrina. In realtà sto corteggiando l'intero negozio. Tornando a casa dal lavoro  la tappa obbligata è per quella vetrina: maglie, abiti, camice, cappottini così graziosi, così seducenti e dai prezzi ragionevoli. Niente di econimico, ma nenache da svenarsi. Mentre attendo il mio stipendio faccio il solco davanti la vetrina. Ancora non ci sono mai entrata perchè i proprietari/commessi mi mettono un po' soggezione, se entrassi a curiosare mi sentirei di sicuro i loro sguardi indagatori addosso e ciò m'inibirebbe da morire.
     
    Appunto, mi ci vuole una dose di Pollyanna.
     
    peanuts_fall_1_1280x960.jpg Autemn image by Jinto20t
    October 01

    In un tardo pomeriggio di inizio autunno penso...

     AnimePaperwallpapers_Ai-Yazawa_shin.jpg mikako image by kuroikunoichi
     
     
     
     
     
     
    ...alla mie nocche arrossate, brucianti.
    La polvere, il sudore, i miei muscoli che non erano miei.
    Ero un'altra me, ma pur sempre io.
    Un sogno e nulla più.
     
     
     
     
     
     
    La vita casalinga non fa per me.
     
     
     
     
     
     
     
    Ventiquattro ragazzini di scuola media:
    non sanno concentrarsi,
    non sanno apprezzare il silenzio,
    non sanno ripsettare,
    Hanno troppa energia che li brucia.
    Non sanno gestirla.
    Io non so gestirli.
    Fatica.
     
     
    Non saper decidere.
    Non desiderare nulla.
     
     
     
     
     
    Quella luce negli occhi dei bambini quando ti guardano.
    Sanno che li porterai in posti meravigliosi.
    La loro voglia di scoprire, di giocare, di affetto.
    Vivacità, sorrisi.
     
     
     
     
     
     
    Adolscenti desideriosi di sbocciare,
    di capire se stessi, di capire il mondo.
    Si affidano a me.
    Vogliono risposte che io non so dare.
    Un dono,
    pensato con il cuore,
    dato con affetto
    da una mano ancora infantile.
     
     
     
     
     
     
     
     
    Ballare, ubriacarmi, ridere.
    Fare la pazza insieme ad altre pazze,
    per una notte.
     
     
     
     
     
     
     
    La musica di un painoforte che fa vibrare l'anima
     
     
     
     
     
     
     
     
    Andare via,
     
     
     
     
    cambiare città,
     
     
     
     
     
     
     perdermi nella solitudine di una metropoli.