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5月29日 Non sono una di quelle ragazze tutta dolce e miele, di quelle che ispirano maternità. Anzi, spesso mi dicono che sono un po' aggressiva, dai modi un po' bruschi. Forse perchè sono un tipo molto energico, chissà (senza poi contare il fatto che io ho un nervosismo congenito, impacchettato nel mio genoma femminile insieme ad un'altra mia peculiarità: l'ansia. Questa però è un'altra storia).
Eppure faccio spettacoli per i bambini e questi mi dimostrano sempre il loro affetto.
Stamattina, mentre io e Mauro raccontavamo alcune fiabe/favole, i bambini stavano zitti, erano tutti presi. Sembravano pendere dalle nostre labbra, o almeno ho avuto questa impressione.Ci seguivano con quei loro begli occhioni, i loro sorrisini, le loro risate e tutto il loro simpatico casino,quello che solo i bambini sanno fare. Perchè loro voglio parteciapre, vogliono partecipare al gioco che stai realizzando per loro. Vogliono essere tutti importanti ai tuoi occhi. Tra una fiaba e un'altra si lasciavano andare al casino, TUTTI volevano commentare, dire la loro. A volte sono stata costretta a sgridarli, bonariamente, per farli stare un po' buoni. E anche se potevo sembrare la cattiva di turno per questo, di me non avevano paura. Anzi, alla fine mi hanno fatto un sacco di feste. Raccontare tre piccole fiabe in queste circostanze può diventare molto faticoso. Può equivalere ad un'ora passata a massacrarsi in palestra (dalla quale io me ne sto ben lontana...). Però con loro mi sono davvero divertita.
Da lunedì giro per le scuole insieme a Mauro. Andiamo dai bimbi dell'asilo e delle elementari a raccontare fiabe, classiche o moderne, alla nostra maniera, facendo teatro. E oggi c'era l'ultimo incontro, così si è conclusa anche questa avventura. Peccato.Il momento dei saluti è sempre il più carino: i bimbi si sbracciano tutti con le loro mani per salutarti, alcuni dei più piccoli capita pure che ti vogliono dare un bacio. Fosse per me, continuerei a giocare con loro (e a volte è successo).
Mi ricordo, in un'altra occasione, di un bimbo dell'asilo, sordomuto credo. Aveva un apparecchio vicino alle orecchie e non parlava, ma emetteva solo dei suoni, dei gridolini. Dopo aver fatto,sempre insieme a Mauro, la favola di Pinocchio, rideva gioiosamente. E poi, quando c'è stato il momento dei saluti...mi si è buttato addosso abbracciandomi forte.
No, non sono il tipo di ragazza tutta dolce e miele. Però quando faccio animazione per i bambini, che sia una lettura animata o che sia uno spettacolo con tanto di battute e interpretazione, cerco sempre di fare del mio meglio e di metterci cuore.
5月27日
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Sostengo da sempre che se avessi avuto la possibilità, io nel 2002, mi sarei iscritta al vecchio ordinamento dell'università.
Non ci ho mai tanto creduto nella laurea di primo livello, meglio nota come la triennale. Non ci ha mai creduto nessuno, nè i professori, che si sono ben preoccupati di predicare che è meglio proseguire (e se no, con che riempivono le aule del biennio specialistico?) nè il mondo del lavoro. Insomma, il sistema in generale non ci ha mai creduto.
Tra il mondo del lavoro e l'università c'è un muro. Non esiste comunicazione. Ognuno fa soli i propri interessi. Economici per lo più.
Ed io, come la maggior parte, dopo la laurea triennale ho proseguito con la magistrale. E ora sto finalmente preparando la tesi del biennio (quella del quinto anno) ed entro i miei 25 anni sarò (mi auguro) una dottoressa completa. Poi cosa sarà di me non si sa.
Certamente con la riforma si è ridotto il numero dei fuori corso e sono aumentati i laureati. Bene. Così ora c'è un'inflazione tale che persino per spazzare le strade è necessaria una laurea in Netturbinologia. Certo, non tutti devono fare gli avvocati, gli ingegneri, i medici... Sì, ma allora DOVE sta scritto che BISOGNA FARE PER FORZA TUTTI l'università??
Ovviamente fosse per me, per quelle mansioni specifiche, per le quali sono sufficienti i tre anni, ripristinerei i diplomi di laurea. Di certo è più dignitoso della laurea breve. E porterei tutti i corsi di laurea a quattro/cinque anni. Magari, poi, applicare un vero sistema meritocratico, così all'università ci va solo chi ha voglia e capacità. Mica tutti sono tagliati ,no?
Comunque, visto che l'argomento mi scalda troppo, mi sto zitta e cedo la parola ad una giornalista che ha dato voce a molti dei miei pensieri, che già da molto tempo e via mi ronzavano in testa.
Nell'Espresso del 22 maggio 2008 c'è questo bell'articolo ben curato, ma molto lungo perciò non l'ho riportato integralmente- anche se lo meritava-, ma soltanto in alcune parti, per me significative.
LAUREE BREVI E MOLTO INUTILI - Con il titolo treinnale solo in pochi casi si trova lavoro. Così quasi tutti proseguono gli studi per ottenere la magistrale o almeno un master. E il gap italiano si allarga: meno laureati e più stagionati. di Roberta Carlini
[...] l'82,9 per cento dei nuovi laureati prosegue dopo il triennio. Ma allora, se tutti allungano, a che serve la laurea breve?
"Bisogna capire se proseguono perchè vogliono saperne di più o perchè non sanno dove sbattere la testa". Andrea Cammelli, direttore dell'Almalaurea, propende per la seconda ipotesi. [...] Cammelli non è di quelli che buttano la croce sulla riforma del 1999, anzi, nel complesso la difende. [...] In media, [prima] ci si laureava dopo sette anni di università. [...] Adesso, dice Cammelli, "almeno abbiamo aumentato i laureati e ridotto i fuori corso". Che sono a quota 50 per cento tra i laureati "puri", cioè tra quelli che hanno iniziato e finito l'università con le nuove regole. L'età media si è così abbassata: a 24,2 anni, dicono i dati del 2006. Solo che a quell'età si supera- e già con un anno di ritardo, in media - solo il primo gradino: si è laureati, ma spesso questo vale solo per il biglietto da visita e per i dati dell'Istat. Per tutto il resto serve salire gli atri gradini: più di 8 laureati brevi su 10 proseguono, con picchi sopra il 90 per cento in Psicologia, Sociologia, Comunicazione. La stragrande maggioranza va verso la laurea specialistica, una minoranza verso i master. E non è tutto: i primi battaglioni di laureati che hanno fatto tutto il percorso nel 3+2 sembrano intenzionati a restare ancora nell'università. Quasi la metà di loro vuole prendere un'altra specializzazione o proseguire con il dottorato. [...] Così il tiennio è diventato solo un campobase, da cui partire per le più alte vette salvo rare eccezioni. [si riferisce a Medicina che ha i corsi triennali in Scienze infermieristiche, radiologia, ecc. per i quali sono sufficienti i soli tre anni. ndsottoscritta].
[...] Per non parlare di quelle facoltà che hanno fatto la controriforma: come Giurisprundenza, dove il 3+2 è durato poco e si è tornati al ciclo lungo della laurea magistrale.
[...]"Certo, per fare l'avvocato tre anni possono esseri pochi", commenta Guido Fiegna, membro del Comitato nazionale di valutazione del sistema universitario, "ma di quanti avvocati ha bisogno l'Italia? Sei-settecentomila l'anno, mentre dalle nostre facoltà escono almeno 35 mila laureati in legge. La maggior parte non andrà a fare l'avvocato, ma lavori nel campi giuridico per i quali tre anni di preparazione potevano bastare". Lo stesso discorso vale per gli ingengeri, il cui Ordine (come quasi tutti gli albi professionali) non riconosce le lauree brevi [...].
[...] [dice Cammelli] "A volte sono gli stessi prof che fanno capire ai loro studenti che il corso triennale non basta, che la laurea breve è di serie B". [...]
'Fai altri due anni' è una delle poche parole d'ordine comuni, in un mondo che ha moltiplicato all'infinito gli insegnamenti e le loro definizioni, chiamando corsi identici con nomi diversi. [...]
Sul '3+2' Guarraggio [Angelo Guarraggio, docente di matematica alla Bocconi ndrsottoscritta] ha scritto un libro, insieme ad un altro matematico, Mariano Giaquinta: "Ipotesi sull'università" (Codice edizioni). [...] E una delle ipotesi è che la riforma abbia "spostato in avanti, di tre anni, la fase adolescenziale e il termine degli studi secondari". [...] "Di fatto adesso siamo al 4+3: in media uno studente impiega quattro anni per il triennio, poi due sulla specialistica, tra ammissioni, esami e tesi, diventano tre: insomma siamo tornati ai sette anni, quelli che facevano scandalo prima della riforma". E tutto ciò, senza che siano innalzati i livelli di qualità: anzi spesso le cose sono state rese più facili [...]. Guarraggio introduce l'altro protagonista del fallimento delle lauree triennali: il mitico mercato del lavoro, quello per il quale l'università in teoria era stata rivoltata.[...] Perchè le imprese non vogliono dottori brevi? Certo, c'è stata la lunga fase di transizione. C'è stato il caos sfornato dagli atenei [...].
[Gabriele Gabrielli, docente di economia alla Luiss dice] "è la domada delle imprese che è cambiata. Vogliono laureati già formati, specializzati, pronti". Personale 'skillato', dicono in gergo. [...] Grabielli non lo dice così, ma l'impressione è che le imprese chiedano la pappa già pronta, in modo da non dover spendere soldi sui laureati che arrivano. [...]
E il pubblico? Dopo anni di tentennamenti, nei cocnorsi per l'amministrazione sono state riconosciute le lauree brevi. Ma tanto i concorsi sono usciti col contagocce. [...] Ma la prova più eclatante del fatto che il sistema nel suo complesso non crede alle lauree brevi la si trova nelle regole sul reclutamento degli insegnanti. A oggi il percorso canonico per diventare insegnate di scuola superiore in Italia prevede: tre anni per una prima laurea, più due per una specialistica, più due anni di Ssis (scuola superiore per formare gli insegnanti). 3+2+2, senza guadagnare un soldo, anzi pagando. E poi, dopo tutto ciò, per conquistare il posto si entra in guerra con i precari, quelli che già nella scuola ci sono e insegnano, supplenza dopo supplenza. Sono necessari sette anni di istruzione universitaria per essere bravi insegnati?[...].
[...] i tecnici del ministero dell'Istruzione avevano proposto una strada più rapida, ossia quella di far seguire alla laurea triennale un biennio di specializzazione e inserimento nelle scuole, con un ultimo anno già retribuito. Il mondo dell'università in blocco ha rigettato la proposta. L'opposizione più forte è venuta dalle facoltà di Lettere. Per nobili motivi certo, ma forse anche con un occhio alla frequenza dei propri corsi di specialistica: che si direbbero svuotati degli aspiranti insegnanti.
E qui si arriva all'ultimo velenoso paradosso delle lauree brevi: per l'università che le fornisce, lo studente è un cliente. Frequenta e paga, attrae finanziamenti. "Se lo studente esce prima, dura meno", commenta Guido Fiegna. Meglio trattenerli allora. Tanto fuori che fanno?
Detto questo, torno al lavoro sulla mia tesi. Lascio immaginare con che spirito.
| 5月21日
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Forse devo cambiare il nome allo spaces e intitolarlo le vicende del bradipo.
Da qualche tempo infatti, affianco al mio nome del contatto msn, il messaggio che compare di volta in volta è "come un bradipo".
Ora questo bradipo un giorno è nervoso, un altro è errante, e da oggi è pensante. Non so se frutteranno nuovi aggettivi, può darsi.
Una mia amica mi ha detto che si è appassionata alla telenovela del bradipo. Curioso poi, bradipi a parte, il fatto che da sabato ho sentito alcuni miei cari amici attraverso chat e mail (santo internet che accorcia le distanze!!) e che alcuni di loro erano preoccupati per le mie sorti. ["Curioso"...in effetti ho utilizzato un aggettivo del ca... , dal momento che essendomi amici è normale che si preoccupino per me.]
Mi hanno commossa!! [forse allora dovrei scrivere bradipo commosso?!].
Già, visto che sono diventata bradipo ho fatto perdere mie notizie. Certo, la bellezza del bradipo è giustamente rinomata, ma non stiamo parlando qui del mio aspetto fisico che è rimasto quello di sempre.
Ma alla fine allora cos'è 'sta storia del bradipo? Nel giro di poche righe ho scritto un centianio di volte la parola "bradipo" e non spiego la faccenda del bradipo.
BRADIPO...BRADIPO...BRADIPO...BRADIPO... Ok la smetto di fare la deficiente.
Il tutto si spiega così: io ho assunto, ultimamente, un attegiamento da bradipo, nel senso che affronto le cose con una tale tranquillità da sfiorare la lentezza. Un po' come se fossi sospesa sottacqua [forse devo cambiare spacciatore]. Ovviamente il punto principale è la tesi. Sta prendendo forma, ma molto lentamente e sembra quasi che non me ne freghi quasi niente se mi laureo a settembre o a dicembre. Probabilmente è tutta una conseguenza della folle corsa che ho fatto finora. Mah...
E quindi la storia si spiega così:
Bradipo nervoso: era più giusto dire smanioso. Deriva dagli arrovellamenti vari sulla tesi.
Bradipo errante: il bradipo in questione per la tesi dovrà spostarsi per qualche città a caccia di materiale. La prima tappa è stata già compiuta.
Bradipo pensante: il bradipo sta cogitando la creazione di un capitolo [ed era l'ora, perchè le pagine bianche sono stufe di essere bianche].
Tesi a parte, che l'affronto "come un bradipo" appunto, resto la solita scheggia...ta.
Dopo aver fatto animazione per tre mattinate alla biblioteca di Sansepolcro, a partire da venerdì mi aspetterà una settimana mega impegnativa: tutte le mattine sarò a fare di nuovo animazione,sempre con La maschera di vetro alla fiera/mostra del libro per ragazzi nella zona di Trestina (resto sempre in zona Val del Tevere). E lì certamente non sarò "come un bradipo", ma tutto all'opposto.
Sì...in sostanza sono sempre io, non è cambiato niente. A parte questo mio sentirmi "sospesa"..."fluttuante" [l'ho detto che devo cambiare spacciatore]...tranquilla. Mi godo le giornate come vengono e niente sbattimento.
Sophie Griotto da photobucket album
E poi...grande annuncio: io ad agosto me ne parto per un viaggio insieme alla mia mitica cugina Rosaria. Destinazione: Russia. | 5月15日
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Mi piace camminare con la mia musica. Mi piace andarmene per le strade, a piedi, verso la campagna, dove non c'è nussuno, o almeno mi piace illudermi che sia così. Mi piace vedere il cielo che mi sovrasta, sentirmi, sì, così piccola, ma anche così immensa. Emozionarmi davanti ad un prato fiorito e aver voglia di ballare. I pensieri che si rincorrono l'uno con l'altro, seguendo il vento...
Another turning point; a fork stuck in the road.
Time grabs you by the wrist; directs you where to go.
So make the best of this test and don't ask why.
It's not a question but a lesson learned in time.
It's something unpredictable but in the end it's right. I hope you had the time of your life.
So take the photographs and still frames in your mind.
Hang it on a shelf In good health and good time.
Tattoos of memories and dead skin on trial.
For what it's worth, it was worth all the while.
It's something unpredictable but in the end it's right. I hope you had the time of your life.
(music break)
It's something unpredictable but in the end it's right. I hope you had the time of your life.
It's something unpredictable but in the end it's right. I hope you had the time of your life.

| 5月10日 Una libreria, anzi no, una piccola biblioteca tutta mia.
Ieri sono andata a ritirare il mio bonus dal mio fumettaro di fiducia: 11 volumi di Ransie la strega
(così sono a meno 9 per chiudere la collezione) più il sesto volume del mitico XXX-Holic.
Ransie la strega by Koi Ikeno
XXX-Holic by CLAMP (from calndar CLAMP 2008)
E la domada sorge spontanea: dove li metto ora? Camera mia trabocca davvero di roba, infatti ci vuole una giornata per spolverarla e pulirla, oltre alla giusta dose di ispirazione tanta buona volontà.
Nella casa dei miei sogni invece c'è una stanza adibita a sola biblioteca. Pareti avvolte da alte e poco impicciose scaffalature con apposita scala scorrevole e al centro due mega scrivanie: una per il computer fisso con tutte varie ed eventuali periferiche e il portatile (perchè un giorno avrò entrmabi!) e l'altra per studiare, leggere, scrivere, pensare... Ci sono delle belle poltroncine, di quelle presidenziali, costosissime, elegantissime e sopratutto comodissime! Così non sevizio più del necessario la mia schiena (anche la salute è importante!). Una bella finestra (perchè la luce in luoghi del genere è indispensabile) e negli scaffali tanti libri, fumetti e riviste, accuratamente catalogati. Così potrò darmi al seccheggio nelle librerie e fumetterie e il settore dell'editoria mi sarà enternamente debitore, compensandomi con tanti bei regali! (beh..che c'è di male? Sto sognado no? Quindi tutto è possibile).
Il paradiso!!!
Proseguendo per il tour, andiamo in cucina: super moderna, con ampi piani d'appoggio, attrezzatissima, dove tutto, dal cucchiaino agli elettrodomestici, tipo Bimbi (perchè avrò anche questo) o friggitrice, è a portata di mano, o almeno ha il suo posto preciso, senza dover più arrovellarsi per torvare soluzioni di fortuna. Pratico piano cottura in acciaio; doppio lavello in acciao con il dovuto angolo colapiatti; una mitica lavostoviglie (certo, anche se ho il doppio lavello esigo la lavastoviglie); un forno meraviglioso che non realizzi attentati ai dolci; un frigorifero bello spazioso dove ci puoi cacciare di tutto, la salvezza durante il periodo estivo. E mettiamoci pure un bel tavolo per quattro posti.
Il bagno: ben illuminato, con una grande specchiera (ah la vanità!), dotata anche di dovuto specchio ingrandente per le opportune, minuziose e precise operazioni di restauro. Dovuto piano d'appoggio spazioso; un bel mobile elgante capiente dove cosmetici, creme, profumi, asciugamani, piastre ecc., siano ben collocati; i sanitari (beh, quelli erano scontati) e una doccia per due persone dotata di idromassaggio.
Camera da letto: con un letto, ovviamente, a due piazze (ancora non ho pensato alla forma), il comodino, cassettiera, specchio intero e un mega armadio quattro stagioni!!!
Che altro...? Ah già! Una zona lavanderia (che non sia attigua al garage!è uno strazio fare avanti indietro coi panni!), dove c'è la lavatrice, il piano da stiro e un luogo deputato per i panni da lavare e da stirare. Inoltre, con lo spazio necessario per piazzare lo stendino d'inverno, dal momento che fuori al massimo si congelano, ma non si asciugano.
Un ripostiglio per le scarpe ben asciutto e dotato di areazione.
Certo, poi il soggiorno con un bell'impianto home-theater, la sala da pranzo, eventuale stanze per i figli (se un domani ci saranno), il giardino... Vabbè, su questo ho ancora le idee vaghe, come per l'arredamento, i colori e tutto il resto. Ci penserò.
Mmmmm... Dovrei avere uno stipendio berlusconiano per permettermi anche solo questo.
Ho capito, è meglio se cerco di sognare i numeri giusti per il superenalotto, faccio prima.
5月9日
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Beh..questa di certo non poteva mancare. Se qualcuno mi chiedesse quale sia il mio manga preferito in assoluto, senza batter ciglio (caso eclatante, perchè io non riesco mai ad esprimere una e una sola preferenza) risponderei subito: Versailles no bara (trad. Le rose di Versailles, meglio noto in Italia come Lady Oscar). E' uno dei calssici manga più belli, sublimi e originali che sia mai stato creato.
Versailles no Bara by Rioko Ikeda (from art-book)
Per questo, nonostante io abbia il manga, tutta la serie animata, l'art-book (in digitale, chiaro...il formato cartaceo qui in Italia io ancora non l'ho visto, sigh!), io, alle sei del pomeriggio, in questi giorni, quando sono a casa, sono parcheggiata davanti alla tele. La Mediaset replica per l'ennesima volta l'anime, senza le terribili censure di qualche anno prima, ed io non so resistere. Addirittura, per quanto sono malata, mi rileggo in contemporanea pure il manga. E' risaputo che anime e manga sono affini e diversi allo stesso tempo, ma sono meravigliosi entrambi. Non mi metto qui ad elencare analogie e differenze, tanto è stato scritto su questo. Se si va spasso per il web ci sono fiotti di siti con articoli, analisi, curiosità, dedicati alle vicende di madamigella Oscar e la corte di Versailles.
Versailles no bara by Rioko Ikeda (from manga)
Io sono cresciuta con il mito della tragica storia d'amore di Oscar e di Andrè e ancora oggi non posso fare a meno di commuovermi, di farmi coinvolgere. La grandissima Ikeda è riuscita a costruire dei personaggi tremendamente vivi, e non mi riferisco solo ad Oscar e ad Andrè. La regina Maria Antonietta, Fersen, Rosalie, Bernard, Alain e tanti, tanti altri, con le loro storie, le loro passioni sono incredibilmente vicini, anche se tutta la storia è ambientata in secoli lontani. Rioko Ikeda con fantasia e sensibilità ha composto un affresco di ampio resipro, intrecciando i destini dei suoi personaggi con la Grande Storia. Un 'operazione degna delle più grandi opere letterarie. Lei però lo ha fatto attraverso la poesia dei suoi disegni, attraverso il linguaggio del manga, rivoluzionandolo anche.
E scusate se è poco!
Versailles no bara by Rioko Ikeda (from web) | 5月2日
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Un tizio domandò al mio amico Jaime Cohen:
"Secondo te, qual'è la cosa più divertente degli esseri umani."
Cohen rispose:
"Il fatto che siano sempre contraddittori: hanno fretta di crescere, e poi sospirano per l'infanzia perduta. Sacrificano la salute per ottenere denaro, e poi spendono i soldi per avere la salute.
"Pensano in modo talmente impaziente al futuro che trascurano il presente - e così non si godono nè il presente nè il futuro.
"Vivono come se non dovessero morire mai, e muoino come se non avessero mai vissuto."
Paulo Coelho, Sono come il fiume che scorre. Pensieri e riflessioni 1998-2005, Milano, Bompiani, 2006, p. 194
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Allora, qualcuno mi deve spiegare: A COSA SERVE FARE UNA TESI?
A cosa serve arrovellarsi il cervello,
stare in angoscia,
sbattersi a destra e a sinistra,
leggere una montagna di libri che poi devi riassumere,
cercare l'originalità,
riempire pagine e pagine,
subire ogni volta il patema delle correzioni
correre per fare interviste,
correre per cercare materiale audiovisivo,
correre per fartela ben stampare e rilegare,
correre contro il tempo?
Ah per la discussione della tesi davanti ad una commissione (ovviamente!) che, per quanto cerchi di stupire, ti segue si è no. Ma allora, perchè non può bastare tutta quella pila d'esami che ho dovuto sostenere massacrandomi ben bene? Facciamo una bella media in base alla quale si stabilisce il voto finale e tanti saluti, sono dottora! No, eh?
No, tocca per forza fare tutta la trafila per prendersi il buono d'uscita.
Uff...
Vediamo positivo: oggi la mia mamma mia ha fatto un bel regalo d'incoraggiamento:
Direi azzeccato!!
Spero che mi sia di buon auspicio....
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